
IL FIDUCIARO Dr. Domenico Fusco
Cari giovani,
voglio in occasione della giornata dello sport farvi partecipi della mia esperienza di vita e sport. La vita dell'uomo d'oggi sarebbe impensabile senza un rettangolo verde o rosso, senza una pedana metallica o un quadrato policromo, tanto lo sport è entrato di prepotenza nelle abitudini quotidiane di tutti gli strati sociali. Lo sport nella società odierna ha subito quel processo di razionalizzazione che investe ormai tanta parte della nostra esistenza, come espressione tecnica di un bisogno naturale, quello inerente alla dimensione ludica dell'uomo (homo ludens). Questa del gioco è infatti una componente della personalità non meno importante di quella conoscitiva (homo sapiens) e di quella pratica (homo sapiens). Anzi si può dire che essa nella sua essenza raccoglie in una sintesi dinamica le caratteristiche delle altre due: il gioco programmato, si esplica prevalentemente attraverso lo sforzo e la destrezza fisica ed è dominato dall'aspetto della competizione e dalla dimostrazione di capacità personali. Nello sport, quindi, sono presenti due elementi fondamentali: l'inventività, ovvero l'assenza di obbligo (tipico del fatto stesso di giocare), e l'accettazione di rischi, costrizioni, regole, punizioni, perciò esso è attività strutturata mirante ad una gratificazione individuale o di gruppo e svincolata da fini immediati, sia di produzione che di difesa individuale o della specie, ma nello stesso tempo è soggetta a regole formali per cui l'emozione gradevole nasce dal competere con gli altri secondo schemi codificati di una sia pur fittizia battaglia. Per fare un esempio, un diabolico dribbling di Maradona oppure una magia di Del Piero, Totti, Zola, Magnifico, Jordan o uno sprint di Cipollini o un attacco in montagna di Pantani o un'astuta cavazione di Mauro Numa sono il risultato insieme dell'inventività spontanea dell'atleta nella particolare situazione ludica di cui è protagonista, teso ad aver ragione dell'avversario per appagare l'istinto di affermazione personale e di una serie di regole che danno disciplina all'azione nell'ambito di una convenzione accettata da tutti coloro che praticano quel particolare sport. Ma lo sport è tale nel suo genuino significato, quando non è inquinato da condizionamenti commerciali esterni legati allo spettacolo perché in tal caso subentra un elemento di natura eterogeneo che ne altera il senso di attività ludica, mortificandone la reale spontaneità e creatività, per cui gli aspetti competitivi ineliminabili da esso sono asserviti a scopi che nulla hanno più a che fare con la sua finalità intrinseca, cioè la maturazione della personalità nella preparazione ai compiti che la vita riserva all'uomo. Pure se il professionismo va man mano soffocando nel suo abbraccio mortale le residue espressioni di dilettantismo (anche per oggettive necessità economiche fattesi sempre più gravose per la trasformazione di taluni sport in spettacoli di massa) non c'è dubbio che preservare sia pur piccole oasi, dall'invadenza ammorbante del circuito commerciale e della mercificazione dell'uomo, rappresentino titolo di merito in una civiltà che privilegia più l'avere che l'essere. Che lo sport sia strumento di crescita umana è testimoniato dal costante interesse con cui è stato considerato dagli studiosi di problemi psico-pedagogici i quali hanno dato di esso interpretazioni diverse ma in fondo complementari, dal momento che essendo l'uomo un animale culturale di energia superflua ed impulsi aggressivi si coniugano con l'esigenza di una preparazione alla vita modellata per un complesso di regole atte a disciplinare una libera attività che altrimenti romperebbe tutti gli argini di una pacifica convivenza. Tutti i caratteri positivi precedentemente esposti trovano negli sport più puri ed affascinanti quali l'atletica, il volley, lo judo, il rugby la scherma, il basket, il ciclismo, ecc. la loro lucida esemplificazione e che si sono liberati dalle scorie della violenza e dell'aggressività, che hanno finito per imbarbarirne altri più popolari ma meno trasparenti. Non dimenticare che le qualità umane rappresentano la forza spirituale, le qualità atletiche rappresentano la forza fisica. Concludendo credo che la lealtà ed il rispetto dell'antagonista nelle gare sono più importanti della vittoria. Vincere in umiltà e saper perdere con dignità servono a formare il carattere per affrontare con coraggio tutti gli eventi piacevoli o meno della vita. La vostra giornata programmata vi consente di trovare in essa gli spazi per tutto compreso lo sport che serve per divertirvi e socializzare. Questo è stato il mio credo, vorrei trasmettervelo.
Il fiduciaria Coni Dott. Domenico Fusco



