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L'iniziativa

LE BANDIERE DEL SANTA COLOMBA E LA CULTURA DELLA SPORTIVITA'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oreste Vigorito e Mario Collarile sul terreno del S. Colomba in occasione di Benevento - Gela dell' 11 febbraio 2007

 

 

 

 

Al centro del campo del S. Colomba, la fanfara dei Carabinieri. Alle spalle, nel settore distinti, i 350 allievi della scuola  "Pepicelli" di Benevento

 

Al centro del campo del S. Colomba, Oreste Vigorito riceve da Mario Collarile la bandiera del Comitato Provinciale del  CONI

 

 

 

 

 

 

 

 

di Daniela Conte

Quante bandiere, oggi al Santa Colomba. Quattro sventolano già sui pennoni. Una, il tricolore, sarà issata a bordo campo da due militari dell’Arma dei Carabinieri. Un’altra, quella bianca con il logo del CONI, sarà consegnata dall’avvocato Mario Collarile, presidente del Comitato Provinciale, alla società del Benevento Calcio. Numerose sono quelle giallorosse che colorano la curva. Le bandiere sono il simbolo della comunione di scopi, di intenti e di idee. Sventolano, richiamando al senso di appartenenza. Sugli spalti dello stadio, tra il pubblico, oltre ai tifosi abituali, siedono oggi anche gli allievi della Brigata Scuole Appuntati e Carabinieri, nonché i ragazzi delle scuole calcio della provincia di Benevento. Quasi a imporre una riflessione. Disciplina, esercizio, spirito di squadra e competizione sana e leale sono i valori che sia i giovani atleti, che i giovani allievi Carabinieri devono mettere in pratica sul campo, certo, ma che devono fare propri anche nella vita privata per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sono questi, quindi, i giovani che dovrebbero costituire un modello a cui ispirarsi, poiché profondamente motivati da ideali, educati alla stima, al rispetto e alla considerazione dell’avversario, inteso non come un nemico da battere, ma come un’altra persona con cui confrontarsi, incontrarsi e non scontrarsi. La gara Benevento – Gela diventa così un appuntamento importante, non solo per la conquista dei punti utili a scalare la classifica, ma anche perché attraverso i vessilli delle istituzioni, dello sport e delle forze dell’ordine, ci si fa portatori di un messaggio: diffondere la cultura della sportività e della correttezza per far crescere la comunità e per garantire, soprattutto ai più giovani, di formarsi nella dignità e nel rispetto di se stessi e degli altri. Tutto ciò, non per dimenticare i fatti del derby Catania – Palermo, ma per superarli e fare sì che non si ripetano.