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Storia Benevento
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di Emilia Prato

Secondo la tradizione Benevento fu fondata dall'eroe greco Diomede, il quale le regalò le zanne del cinghiale Caledonio, oggi divenuto simbolo della città, incastonato sul lato est del Campanile della Cattedrale. L'etimologia del toponimo Benevento ha suggerito molteplici interpretazioni: il termine rimanda, infatti, a Malòeis, connesso con Malon o Melon, che indica "gregge di pecore o capre" e, in forma aggettivale greca, "altura piena di mandrie di pecore e capre"; può essere riferito ad Apollo Malòeis, protettore del gregge, o al toro, animale sacrificato nelle feste di ringraziamento campestri, o ancora a Mallos (il vello della pecora). I romani, in ogni caso, lesserò Maloenton, che è genitivo di Malòeis, come "Malum eventum" e perciò lo modificarono in Bonum eventum, dopo la vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C.. Da quel momento ne esaltarono l'importanza, con la costruzione, in particolare, della Via Appia verso Brindisi (e l'Oriente). Presa dai Goti nel 490 e conquistata da Totila nel 546, la città si riprese sotto il dominio dei Longobardi, che ne fecero un potente Ducato, conteso tra la Chiesa e i Normanni, ambito dai Re di Napoli e da Napoleone. L'attuale centro abitato sorge a 135 m. d'altezza s.l.m., nelle valli dei fiumi Sabato e Calore, su un precedente insediamento osco-sannita. In antico esso era protetto da mura fortificate, tuttora in parte visibili insieme ad una delle porte d'ingresso (Port'Arsa), che immette nel Rione Triggio, attraversando il quale è possibile visitare il Teatro Romano. L' edificio, perfettamente leggibile nella cartografia storica più antica, fu inglobato nel tessuto edilizio di epoca longobarda fino alla fine del XIX secolo. L'impianto fu costruito introno al 130 d. C. e successivamente rimaneggiato tra il 200 e il 210 d.C. Della struttura originaria, che poteva contenere fino a 10.000 spettatori, per circa 90 m. di diame-

 

 

 

 

tro, si conservano parte della scena e della cavea, l'orchestra, il primo e alcuni resti del secondo dei tre ordini di 25 arcate che ne definivano il profilo esterno. La cavea, a pianta semicircolare, doveva congiungersi con la scena attraverso una facciata in laterizio con tre porte monumentali (di cui sono tutt'ora ancora visibili i piedritti) ed ampie nicchie, verosimilmente destinate a contenere imponenti statue di gladiatori o di personaggi della famiglia imperiale. Dell'apparato decorativo originario, restano, oltre ai mascheroni conservati sul viale d'ingresso, alcuni affreschi ed arcate in pietra, delimitate da colonne in stile tuscanico, comunicanti con l'interno attraverso una serie di corridoi alternati a scale. Sulla parte posteriore della scena si conservano, inoltre, i resti di tre scale con numerosi frammenti di colonne e di trabeazioni, che fanno pensare all'esistenza di un secondo ingresso monumentale. Adiacente al Teatro è possibile ammirare la Chiesa di S. Maria della Verità, consacrata nel 1782 e ristrutturata completamente dopo il terremoto del 1980, che ne fece crollare il tetto. L'edificio presenta una sola navata e l'altare maggiore ospita l'imma-gine della Madonna con S. Andrea e S.Gaetano. Oltrepassando i vicoli del Rione Triggio, si giunge facilmente all'Arco del Sacramento, costruito in età post-traianea, sor-retto da pilastri in mattoni dal diametro di 5 m. ciascuno, contenenti nicchie su entrambi i versanti. Superato l'arco, si arriva in pochi minuti in Piazza Duomo, dominata dalla Cattedrale di età

longobarda. Consacrata nel 780 dal vescovo Davide, ampliata nel XII secolo e duramente danneggiata dai bombardamenti del 1943, la struttura conserva intatta la sua facciata romanica, il massiccio campanile del 1280. ornato con marmi di spoglio di età romana e con due bifore goti-che, e la Cripta, impreziosita da importanti affreschi dell'epoca. Degna di nota è la sua Porta di Bronzo (XII secolo), costituita da 72 formelle raffiguranti scene della vita di Cristo e illustrazioni dei Vescovi Suffragane!. L'interno è suddiviso in cinque navate e conserva interessanti affreschi, un crocifisso ligneo detto dei liberati e la cappella del SS. Sacramento, dove si venera l'effige di Giuseppe Moscati. Poco distante dall'edificio di culto si erge la fontana dedicata a Papa Orsini, la cui sommità è impreziosita da marmi policromi. Più oltre, attraversato il Corso Garibaldi, è possibile procedere oltre Piazza Roma per imboccare Via Traiano e, sullo sfondo, am-mirare lo spettacolare Arco dedicato all'imperatore Traiano, votato dal Senato nel 114 d.C. per commemorare l'apertura della nuova via Appia-Traiana, che doveva migliorare la comunicazione con il porto di Brindisi, punto di partenza delle spedizioni romane in Oriente. Il noto arco trionfale è ad un solo fornice e conserva un rilievo celebrante un tipico provvedi-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mento traianeo, l'institutio alimentaria, che consisteva in prestiti dello Stato a piccoli proprietari agricoli, i cui interessi venivano destinati a sussidi per l'istruzione dei figli degli stessi agricoltori. Nel rilievo appaiono, in effetti, dinanzi all'imperatore e a figure di personificazioni simboliche, i coloni con i loro bambini tenuti per mano o sulle spalle. I Longobardi conservarono il monumento ed esso rimase incastonato nell'impianto delle mura cittadine, diventando porta d'accesso alla città. Restando nella piazza antistante l'Arco è possibile apprezzare il Palazzo settecentesco Andreotti-Leo, che testimonia lo sfarzo e la ricchezza artistica del periodo pontificio. Imboccando Via Manciotti, strada parallela a Via Traiano, è possibile vedere l'arco di Gesù morto, con un prezioso mosaico raffigurante la morte di Cristo e recante il nome dei devoti che ne vollero la realizzazione (con scritta in oro). Risalendo corso Garibaldi si giunge a Piazza Matteotti, nota come Piazza Santa Sofia dal nome dell'edifico sacro che la domina, con la sua pianta costituita da poligoni concentrici ideata da un architetto anonimo legato alla corte longobarda. Adiacente alla Chiesa si trova il Museo del Sannio, la cui visita è d'obbligo per conoscere, attraverso i documenti materiali, la storia della città, dall'epoca sannitica al secolo scorso.

 

naos esastilo, alla cui sommità sono collocate, a partire da destra, le statue di S. Antonio, S. Barbato, S. Francesco, S. Bartolomeo, S. Gennaro, S. Rocco, l'iscrizione gratiarvm mairi civivm voto dicatvm, e, ancora oltre, la statua della Madonna con Bambino. Un portone ligneo fa da ingresso alla Basilica, al cui interno si conserva un'interessante cupola, centrale all'ideale croce greca dell'impianto, e, sull'altare maggiore, la statua della Madonna delle Grazie attribuita a Giovanni da Noia. L'edificio, inaugurato nel 1839 e dedicato a Maria S.S. delle Grazie, è preceduto dal cosiddetto Ponte Leproso, antico accesso alla città attraverso la via Appia, fatto restaurare da Appio Claudio e dagli imperatori Setti-mio Severo, Marco Aurelio e Antonino. Il ponte, probabilmente definito "Leproso" in età medievale, per indicare la zona di un lebbrosario che doveva trovarsi nelle vicinanze, attraversa il fiume Sabato ricordando le antiche leggende Sabbatiche delle Streghe che ballavano sulle sue rive e nei pressi del noce, pianta passata alla storia, poi, come l'albero delle Streghe di Benevento. Da qui parte l'itinerario per le Colline Beneventane, dagli storici casali S. Giorgio del Sannio all'antico Castello di Ceppaloni. Ma questo sarà un altro viaggio...

 

Proseguendo lungo Corso Garibaldi si arriva alla Rocca dei Rettori, eretta nel 1321 come sede dei Rettori pontifici e situata nel punto più alto della città, sui resti di un antico fortilizio longobardo, a sua volta costruito su strutture di epoca romana. Tra le sue mura fu tenuto prigioniero Muzio Attendolo Sforza, Alfonso D'Aragona, re di Napoli, si insediò il Gran Parlamento del Regno nel 1443, dimorarono Tra-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

iano Boccalini, e Stefano Borgia, autore della "Memorie Istoriche della pontificia Città di Bene-vento", e Gioacchino Pecci, poi Papa con il nome di Leone XIII. La struttura, che si articola su tre livelli, oltre a quello terreno, è stata recentemente ristrutturata ed è sede degli Uffici della Provincia. La visita alla Basilica della Madonna delle Grazie è d'obbligo, per l'importante pro-

 

 

 

 

 

 

 

 

Benevento tra archeologia ed arte

Itinerario tra i beni culturali del capoluogo del Sannio