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Anno 64 dopo Cristo dal Teatro Romano in Benevento

Cronaca di

Mario Collarile

"Il Gladiatore Sannita"

 

Ieri, per la battaglia navale, la naumachia, molti sono rimasti fuori dall'anfiteatro; per questo Mario, che assisterà per la prima volta ad uno spettacolo nell'arena, ha costretto i suoi genitori ad alzarsi all'alba ed ora, tutti e tre, di prima mattina, si dirigono verso l'anfiteatro per prendere i posti migliori.

La cavea ovale può ospitare oltre 30.000 spettatori ed è suddivisa in tre settori: summa, media, ima; i posti, negli anelli più vicini all'arena , il podium, sono riservati ai senatori, ai cavalieri e ai notabili della città: il secondo settore è riservato ai cittadini di medio censo; in questi posti, tutti numerati, non c'è ancora nessuno.

Mario e i suoi genitori si dirigono al terzo settore riservato al popolo, quello più in alto, che è già quasi pieno.

L'arena, che ieri è stata inondata dalle acque del Sabato per la naumachia, la battaglia navale, oggi è ornata di alberi e rocce in modo da raffigurare un paesaggio esotico, come sfondo delle venationes, le cacce alle fiere, con le quali inizieranno gli spettacoli; sono stati innalzati alti cancelli di ferro tutto intorno all'arena per proteggere gli spettatori.

Dagli edita, dipinti in rosso sui muri di Benevento, lo spettacolo si annunzia eccezionale in onore dell'imperatore Nerone, in visita a Benevento.

Nella tarda mattinata squilli di tromba danno inizio allo spettacolo.

Da botole, situate nel pavimento dell'arena, compaiono le belve feroci, leoni della Mesopotamia, tigri del Caspio, elefanti della Nubia, orsi della Gallia, tori della Grecia.

Le fiere, incitate a sangue, si avventano l'una contro l'altra sbranandosi a morte.

Nell'arena entrano i bestiari che si pongono in agguato dietro le rocce e gli alberi e aspettano le fiere che, appena uscite dalle botole al sole accecante, vengono trafitte con frecce e lance.

Poi un cacciatore getta le armi e affronta un orso a pugni nudi fino a stordirlo; altri cacciatori, senza armi, eccitano i tori con stoffe rosse; altri eludono le fiere con l'agilità delle loro finte e l'astuzia dei loro stratagemmi.

Il clamore della folla eccitata, i ruggiti delle fiere, tutto quel sangue hanno stordito il giovane Mario che, come allucinato, assiste al terribile massacro come ad un gioco.

A mezzogiorno una pausa per colazione; molti abbandonano l'anfiteatro per il pasto, ma Mario convince i genitori a non allontanarsi, per non perdere il posto.

I servi liberano l'arena dagli alberi e dalle rocce e la ripuliscono dal sangue, versato in ogni dove, e dalle carogne e dalle membra straziate delle belve.

Nel pomeriggio l'arena viene affollata in ogni ordine di posto per assistere allo spettacolo più atteso: i munera gladiatoria.

Quando la cavea è totalmente gremita di spettatori, finalmente arriva l'imperatore Nerone, scortato dai suoi pretoriani, prende posto nel podium nella loggia nord sull'asse minore dell'arena.

Squilli di tromba, rullio di tamburi, un boato riempie l'arena, dalla porta triunphalis, entrano i gladiatori.

Inizia la parata: entrano i carri e su ognuno c'è un gladiatore avvolto in un mantello di porpora ricamato d'oro.

Sono 40 coppie che si fronteggeranno sine missio, senza scampo, fino alla morte; dietro ai gladiatori vengono i valletti, che portano gli elmi e le armi dei contendenti; arrivati a centro dell'arena, i gladiatori scendono dai carri, formano un corteo e fanno il giro dell'arena tra le ovazioni del pubblico; arrivati davanti alla loggia imperiale, si voltano verso Nerone e, con la destra tesa verso di lui, gli rivolgono l'acclamazione: "Ave Caesar, morituri te salutant".

Mario, dall'alto della cavea, segue stordito come in un sogno.

Poi i contendenti tolgono il mantello e dai valletti prendono le rispettive armi; pongono in testa il pesante cimiero e scelgono i propri attrezzi di morte.

Mario cerca tra i tanti di riconoscere il suo idolo: eccolo, il sannita, di nome Lucilio, che si distingue per il piumaggio rosso sul ciminiero.

Sono rappresentate le migliori scuole gladiatorie esistenti: Pompei, Ercolano, Capua e Benevento.

Gli arbitri procedono alla probatio armorum, si accertano che le armi siano di buona tempra e tolgono di mezzo le spade con il taglio o la punta smussata; poi le fanno distribuire ai contendenti; infine tirano a sorte per costituire le coppie dei duellanti.

Squilli di tromba, iniziano i combattimenti.

Non appena iniziano i primi scontri, una febbre si impadronisce dell'anfiteatro: gli spettatori ansano di inquietudine e di speranza; si scambiano scommesse e incitano i loro favoriti e gridano loro sconcezze se cadono sotto i colpi dell'avversario.

In questo tempio dedicato alla morte la folla è affascinata alla vista del sangue, della paura e della sofferenza; l'arena è uno dei luoghi più insanguinati della terra, dove migliaia di volte è caduto il gladiatore colpito a morte e dove, per lo spasso della folla, viene sofferto più dolore che su molti campi di battaglia.

Ma per Mario è tutto un grande affascinante gioco.

Alla fine rimangono nell'arena, coperti di sangue degli sconfitti, i 4 migliori: il reziario con la pesante rete e con il tridente; il mirmillone o pescatore, con cimiera a forma di pesce e la spada ricurva a forma di falce; il trace di nome Celadus, che a Pompei si dice faccia sospirare tutte le ragazze, con lo scudo piccolo e tondo e la lancia; e infine il sannita, di nome Lucilio, armato come i formidabili guerrieri della tradizione di questa terra, è a dorso nudo, porta la spada e lo scudo rettangolare e semicilindrico, ha una protezione al braccio destro e lo schiniere alla gamba sinistra.

Gli arbitri tirano a sorte gli ultimi due accoppiamenti: il reziario affronta il mirmillone, il trace affranta il sannita.

Cadono il mirmillone e il trace.

Ora sono di fronte i due invincibili: il reziario e il sannita.

La folla a gran voce invoca Lucilio il sannita, guerriero imbattibile, orgoglio della scuola gladiatoria beneventana; la sua immagine, è stata scolpita sulla pietra per il mausoleo dei gladiatori, che l'imperatore Nerone è venuto ad inaugurare a Benevento.

Mario ha trepidato ed esultato solo per lui.

L'ultimo duello ha inizio, la folla con un urlo assordante balza in piedi e Mario non riesce più a vedere; poi un boato di delusione, Mario si infila tra i due spettatori che gli stanno davanti e lo vede, laggiù, il suo Lucilio, il sannita, l'invincibile, a terra, coperto dalla rete e trafitto nel petto dal tridente del reziario, che alza le braccia al cielo in segno di vittoria.

Un servo entra nell'arena, vestito da Caronte, il traghettatore delle anime nel mondo degli inferi; il servo corre verso il sannita per accertare la morte; ha nella mano destra un martello e nella sinistra un ferro rovente, che conficca nel costato del caduto; un urlo di dolore, il sannita è ancora vivo; allora il servo gli toglie il cimiero e gli vibra una martellata sulla fronte; così lo finisce.

Poi una coppia di cavalli trascina il corpo fuori dell'arena, tracciando un lungo solco di sangue, fino ad uscire dalla porta libitinensis, la porta della Morte. No non è stato un gioco.

Ora Mario, finalmente, si rende conto che non è stato un gioco.

E un sipario di lacrime cala sui suoi occhi.

Poi, pian piano, la polvere del tempo ricopre ogni cosa. Solo il ricordo di un gladiatore, invincibile, attraversa i secoli, scolpito in un masso di pietra da un artista senza nome.

 

(da "Gladiatori - dal Sannio nel Mondo"

di Mario Collarile - edizione 2004 Il Sannio Quotidiano.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Gladiatore Sannita

Nel Museo del Sannio nella sala dei Gladiatori sono conservati quattro bassorilievi in pietra, raffiguranti gladiatori. Facevano parte di un grande monumento, eretto a Benevento nel sec. I dopo Cristo, principale testimonianza della scuola (ludus) gladiatoria, probabilmente inaugurato dall'imperatore Nerone. I combattimenti gladiatori (munera) si svolgevano nell'anfiteatro costruito nell'ansa del fiume Sabato, nei pressi dell'attuale Stazione ferroviaria Appia. Il bassorilievo più volte riprodotto è il più famoso delle quattro sculture; rappresenta un gladiatore a torso nudo, armato di elmo con paragnatidi, scudo rettangolare semicilindrico, spada dritta. E' il gladiatore sannita, il primo e più famoso dei gladiatori, che perpetuava nell'arena le tradizioni guerriere dell'antico popolo sannita, gli scontri incruenti che abitualmente avvenivano tra la gioventù sannitica.

(da "Gladiatori - dal Sannio nel Mondo"

di Mario Collarile - edizione 2004 Il Sannio Quotidiano.)