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La battaglia di Benevento

 

di Giovanni dell'Aquila

(prima parte)

Mentre ai giorni nostri spirano minacciosi venti di guerra, circa otto secoli orsono si svolgeva una battaglia crudele e sanguinosa come tutte, però al contrario di quelle di oggi i contendenti prendevano parte attiva pagando in proprio e spesso con la vita. Mi accingo quindi a commemorare una guerra che ha reso nota Benevento nel mondo e mi prefiggo di arricchire questo avvenimento con documenti e disegni del passato al fine di evidenziare i protagonisti e i punti più salienti di quel lontano 26 febbraio 1266... tardo pomeriggio. 4 giugno 1232: da Bianca Lancia nasce a Venosa Manfredi, il prediletto dell'imperatore. Manfredi, che porterà il nome della famiglia della madre, da ragazzo andrà a Parigi per frequentare le famose scuole di teologia, di filosofia e di matematica. In Francia il giovane principe apprenderà le arti e le lingue orientali, l'arabo e l'ebraico, quindi approfondirà l'astronomia e la matematica. Tornato in Italia, a Bologna seguirà i corsi di diritto romano e a Napoli quelli di lettere latine, logica e retorica, insieme a molti coetanei, valletti come

 

 

 

lui, presso la corte imperiale (fra gli altri i futuri cognati Tommaso d'Aquino e Riccardo di Ca-serta, Berardo d'Acquaviva, Riccardo II Filangieri e Nicola di Trani che diventerà Giudice della Gran Corte). Questa educazione unita ad una innata intelligenza farà di lui un principe illuminato, il più vicino, per poliedricità di interessi, alla personalità del padre: Federico II. Gli unici versi di Manfredi arrivati fino a noi sono i seguenti: "Il vero certamente credo dire che fra le donne voi siete sovrana e d'ogni grazia, e di virtù compita; per cui morir d'amore mi saria vita. Se lingua ciascun membro del corpo si facesse vostre bellezze non patria contare...". Foto 1 - Manfredi nell'incontro con Dante, gli indica la ferita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(N. e S. Gregari): "Biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l'un de'cigli un colpo avea diviso" (Dante)Foto 2- Manfredi incoronato a Palermo (da una antica immagine): 10 agosto 1258, nel giorno della festa di S. Lorenzo, i baroni siciliani incoronano Manfredi re di Sicilia e di Puglia nel Duomo di Palermo. Foto 3- Clemente IV. 5 febbraio: consacrato a Perugia nuovo papa il provenzale Guido Le Gros Fulcodi di Saint Gilles, che prende al tiara col nome di Clemente IV:. Era stato un celebre avvocato, consigliere del re di Francia e ammogliato con numerosa prole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Restato vedovo, si era fatto monaco certosino, diventando prima vescovo di Puy e arcivescovo di Narbon, e infine nel 1261 era stato nom nato da Urbano TV cardinale di Santa Sabina. Osteggiò, come i suoi predecessori, gli Svevi e sollecitò anche lui la venuta di Carlo d'Angiò, di cui finanziò in parte la spedizione in Italia. Solo 811ora Manfredi si rese conto che ogni ulteriore tentativo diplomatico per tentare una pacifica composizione del contrasto si sarebbe rivelata inutile e che non restava oramai che il ricorso alle armi. Ma oramai era troppo tardi non solo per organizzare una efficace difesa, ma anche per neutralizzare la fraudolenta opera di decomposizione operata subdolamente in quegli anni dai traditori nel tessuto organizzativo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8) seguendo sempre la persona del re Carlo. Manfredi veggendo i suoi che non poteano durare a battaglia, (9) confortò la gente di sua schiera che lo seguisse; da quali fue male inteso, però che parte di baroni pugliesi e del regno, cioè il conte Camirlingo e quelli dell'Acerra e più altri, o per viltà, e chi disse per tradimento, si fallirono a Manfredi e abbandoranlo; e fuggirono chi in verso Abruzzi, e chi in verso a Benivento. Manfredi rimase con pochi, pure nondimeno fece come valente signore, che innanzi volle in battaglia morire che fuggire con vergogna. E mettendosi l'elmo, dove era un'aquila di sopra d'arientoper Cimieri, (10) gli cadde in sullo arcione dinanzi; ed egli veggendo ciò, sbigottì molto e disse ai suoi baroni in latino, che gli erano dallato: "hoc est signo dei, però che questo cimiero appiccai io con le mie mani in tal modo, che nonpotea cadere". Maperò non lasciò, e prese cuore e misesi alla battaglia non con sopra insegna reale, per non essere conosciuto, ma come un altro barone. Ma poco durò che già i suoi erano in volta e furono sconfitti; e il re Manfredi morto ammezzo de' nemici; ed era già notte; e presono la città di Benivento. E molti baroni di Manfredi furono presi (...) i quali il re Carlo mandò in prigione in Provenza, e là in prigione morirono; e molti altri tedeschi e pugliesi ritenne in prigione in diversi luoghi del Regno. E pochi dì appresso, la moglie

 

 

 

 

 

Questi i tre protagonisti di quella fatale giornata, che uno storico vissuto nello stesso momento in cui avvenivano i fatti così vide e narrò. Per rendere maggiormente l'idea e proporre con più realismo l'accaduto, reputo necessario riportare nella lingua originale la descrizione dell'episodio così come fu vissuto e scritto dallo storico Malispini. «...Ordinate le schiere d'amenduni parti (2) nel piano della Grandetta (3), il vescovo d'Alsurto (4), sì come legato del papa, assolvette tutti quelli dell'oste (5) del re Carlo, perdonando colpa e pena, però che combatteano in servigio di Santa Chiesa. E ciò fatto, incominciò l'aspre battaglia da Tedeschi e Franceschi; e non vedendo bene (6) i Franceschi, lo re Carlo si mise al soccorso di loro con sua schiera. Como gli usciti e' loro compagni guelfi vidono re Carlo fedire (7) si misono appresso, e francamente feciono il giorno,

 

 

 

della sua struttura amministrativa e militare." Foto 4- Carlo I ( Napoli, palazzo reale). "Egli era un uomo di 46 anni, d'aspetto vigoroso e di portamento regale. Il suo viso dal colorito olivastro aveva tratti duri e severi; Lo sguardo era fosco e terribile. Uno spirito inquieto albergava in quest'uomo rude e inflessibile che soleva lamentarsi perché il sonno abbrevia agli uomini il tempo necessario ad agire. Non rideva quasi mai. Tutte le qualità che occorrono ad un guerriero ambizioso anche se privo di genio, per diventare un conquistatore e un tiranno, Carlo le possedeva in così larga misura che il papa non avrebbe potuto trovare strumento più di lui adatto ai suoi scopi" (Gregoro-vius). Foto 5 -Incoronazione di Carlo I d'Angiò e Beatrice: 6 gennaio 1266, Carlo I d'Angiò e Beatrice di Provenza vengono solennemente incoronati in S. Pietro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

d'uno bastone fue battuto. E recato il corpo di Manfredi a re Carlo, ed egli fece venire tutti i Baroni eh' erano presi e domandò a ciascuno s'egli era Manfredi: tutti timorosamente dissono di si. Il conte Giordano si diede delle mani nel volto, piangendo e gridando:"'oimè, signor mio", onde molto ne fue commendato (13) da Franceschi; e da alquanti Bretoni il detto re fue pregato gli facesse onore alla sepoltura.

 

del detto Manfredi e' figlioli e la sirocchia (11), i quali erano in Nocera d'i Saracini in Puglia, furono renduti presi al detto re Carlo, i quali morirono in sua prigione. E 'I detto Manfredi si cercò più di tre die che non si trovava e non si sapeva se fosse morto o preso scampato, perche non aveva auto alla battaglia indosso vestimenta reale; e poi per uno rubaldo (12) di sua gente fue conosciuto per più segni di sua persona, in mezzo del campo e puosonlo a traverso in su in uno asino, venendo gridando: "chi accatta Manfredi?"; il quale rubaldo da uno barone del re

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1)  Scrittore fiorentino sincrono del
XIII secolo.

2) Di entrambe le parti, l'esercito
ghibellino di Manfredi e quello
guelfo di Carlo d'Angiò.

3) E' una pianura posta a breve di
stanza da Benevento.

4) Odierna Auxerra.

5) Dell'esercito

6) Vedendo in pericolo.

7) Colpire.

8) Si comportarono valorosamente.

9) Non potevano resistere alla battaglia.

10) Un'aquila d'argento sul cimiero.

11) La sorella.

12) Soldato.

13) Fu molto apprezzato.